Le abbiamo prese, buon anno ai bastonatori malinconici
Non è una notizia che la Merkel abbia nominato Monti a capo del governo italiano. Lo sapevamo e lo abbiamo detto anche prima del Wall Street Journal, che ha un timbro globale e autorevole. Non è una novità storica l’Italia eterodiretta. Non è inaudita l’indifferenza sostanziale dei cittadini all’autogoverno. Il disordine domestico era diventato incompatibile con le alleanze politiche internazionali. La guerra del debito era persa, e i mercati hanno preso il posto della Quinta armata.
9 AGO 20

Non è una notizia che la Merkel abbia nominato Monti a capo del governo italiano. Lo sapevamo e lo abbiamo detto anche prima del Wall Street Journal, che ha un timbro globale e autorevole. Non è una novità storica l’Italia eterodiretta. Non è inaudita l’indifferenza sostanziale dei cittadini all’autogoverno. Il disordine domestico era diventato incompatibile con le alleanze politiche internazionali. La guerra del debito era persa, e i mercati hanno preso il posto della Quinta armata. Sono suggestioni, certo, perché le forme sono sempre salve, è nella loro natura certificare il falso, è nella natura di tribuni e retori di una cultura debole accettare la certificazione. Rimpiangeremo certi sorrisi, certe scollacciature, certi bei culi, certi pettegolezzi, certe notizie andanti o a passo di carica, e certi gesti di libertarismo integrale.
Rimpiangeremo, a partire da questo anno duretto, il 2012, le nostre disobbedienze, le uscite pazze del Cav., il castigo che siamo riusciti a imporre per anni a ipocrisia e moralismo straccioni. Ma c’è da fare gli auguri anche a loro, ai sermoneggianti, ai ribaldi travestiti da fratacchioni profetici o da pastori calvinisti, tutti quelli che speravano di andare oltre Berlusconi, per sradicare, per estirpare, per curare, per guarire, per liberare, e invece ora si trovano come tutti al di qua di Monti. Ne hanno bisogno. Avete notato come sono tristi? A forza di girare in tondo, si sono ritrovati al punto di partenza. Merkel e Napolitano non gli hanno messo in mano il mazzo, le carte le distribuisce un preside ironico e severo che ci vessa e non si sa se sarà capace di riscattare la buona amministrazione ma si vuole imparziale, che non gioca alla ritorsione, che non fa ideologia e moralismo, ma contabilità e politica provvisoria, problem-solving giorno per giorno, forse l’unica formula adatta a questo paese di scarsa visione e di molto pragmatismo: il governo dall’alto paradossalmente più legittimato del governo dal basso, il governo di una cupola bancario-accademica capace di chiudere la strada al dilagare delle fazioni, adatto a una comunità che non si fida prima di tutto di sé stessa.
Il nostro smarrimento di berluscones a questo giro d’anno è totale. Inseguiamo l’ipotesi che un sistema democratico decisionale sia ricostruito con uno sforzo in limine mortis, ma ci crediamo fino a un certo punto. L’idea di riprendere a darsele come se nulla fosse stato, dopo il montismo interpretato come la solita parentesi nazionale, non ci entusiasma. La prospettiva è miope, se non cieca. Ma dà una certa soddisfazione una sconfitta non commisurabile alla vittoria di un nemico che si volle assoluto, dà piacere sentire i tremori della ciurmaglia perbenista che si è scagliata contro una certa idea dell’Italia, rozza, promiscua, scollata ma vitale, quando i suoi bardi e capiconsorteria guardano con mestizia e malinconia il pallottoliere europeo dei bocconiani, loro che avrebbero voluto una presa del potere vendicativa e malandrina, ideologica ed esclusivista, per sradicare, per estirpare i peccati del mondo secondo il loro codice di laicismo talebano. Al peggio non c’è mai fine, ma il peggio non è arrivato. Questa è la verità, in fondo beneaugurante, di un anno, il 2011, che più fallimentare non era possibile immaginarlo e di un altro anno ancora, il 2012, che possiamo sperare sorprendente. Baci a tutti.
Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.
