Le abbiamo prese, buon anno ai bastonatori malinconici

Non è una notizia che la Merkel abbia nominato Monti a capo del governo italiano. Lo sapevamo e lo abbiamo detto anche prima del Wall Street Journal, che ha un timbro globale e autorevole. Non è una novità storica l’Italia eterodiretta. Non è inaudita l’indifferenza sostanziale dei cittadini all’autogoverno. Il disordine domestico era diventato incompatibile con le alleanze politiche internazionali. La guerra del debito era persa, e i mercati hanno preso il posto della Quinta armata.
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Non è una notizia che la Merkel abbia nominato Monti a capo del governo italiano. Lo sapevamo e lo abbiamo detto anche prima del Wall Street Journal, che ha un timbro globale e autorevole. Non è una novità storica l’Italia eterodiretta. Non è inaudita l’indifferenza sostanziale dei cittadini all’autogoverno. Il disordine domestico era diventato incompatibile con le alleanze politiche internazionali. La guerra del debito era persa, e i mercati hanno preso il posto della Quinta armata. Sono suggestioni, certo, perché le forme sono sempre salve, è nella loro natura certificare il falso, è nella natura di tribuni e retori di una cultura debole accettare la certificazione. Rimpiangeremo certi sorrisi, certe scollacciature, certi bei culi, certi pettegolezzi, certe notizie andanti o a passo di carica, e certi gesti di libertarismo integrale.
Rimpiangeremo, a partire da questo anno duretto, il 2012, le nostre disobbedienze, le uscite pazze del Cav., il castigo che siamo riusciti a imporre per anni a ipocrisia e moralismo straccioni. Ma c’è da fare gli auguri anche a loro, ai sermoneggianti, ai ribaldi travestiti da fratacchioni profetici o da pastori calvinisti, tutti quelli che speravano di andare oltre Berlusconi, per sradicare, per estirpare, per curare, per guarire, per liberare, e invece ora si trovano come tutti al di qua di Monti. Ne hanno bisogno. Avete notato come sono tristi? A forza di girare in tondo, si sono ritrovati al punto di partenza. Merkel e Napolitano non gli hanno messo in mano il mazzo, le carte le distribuisce un preside ironico e severo che ci vessa e non si sa se sarà capace di riscattare la buona amministrazione ma si vuole imparziale, che non gioca alla ritorsione, che non fa ideologia e moralismo, ma contabilità e politica provvisoria, problem-solving giorno per giorno, forse l’unica formula adatta a questo paese di scarsa visione e di molto pragmatismo: il governo dall’alto paradossalmente più legittimato del governo dal basso, il governo di una cupola bancario-accademica capace di chiudere la strada al dilagare delle fazioni, adatto a una comunità che non si fida prima di tutto di sé stessa.
Il nostro smarrimento di berluscones a questo giro d’anno è totale. Inseguiamo l’ipotesi che un sistema democratico decisionale sia ricostruito con uno sforzo in limine mortis, ma ci crediamo fino a un certo punto. L’idea di riprendere a darsele come se nulla fosse stato, dopo il montismo interpretato come la solita parentesi nazionale, non ci entusiasma. La prospettiva è miope, se non cieca. Ma dà una certa soddisfazione una sconfitta non commisurabile alla vittoria di un nemico che si volle assoluto, dà piacere sentire i tremori della ciurmaglia perbenista che si è scagliata contro una certa idea dell’Italia, rozza, promiscua, scollata ma vitale, quando i suoi bardi e capiconsorteria guardano con mestizia e malinconia il pallottoliere europeo dei bocconiani, loro che avrebbero voluto una presa del potere vendicativa e malandrina, ideologica ed esclusivista, per sradicare, per estirpare i peccati del mondo secondo il loro codice di laicismo talebano. Al peggio non c’è mai fine, ma il peggio non è arrivato. Questa è la verità, in fondo beneaugurante, di un anno, il 2011, che più fallimentare non era possibile immaginarlo e di un altro anno ancora, il 2012, che possiamo sperare sorprendente. Baci a tutti.